I primi a pensare di cuocere la coscia di maiale sono stati i Romani, che la lessarono con abbondanza di fichi secchi e foglie di alloro, per poi rivestirla di miele e cuocerla in crosta. Originariamente, il prosciutto cotto era diffuso nel Nord, in Piemonte, ma anche in Lombardia, Emilia Romagna e Liguria, con una sparuta propaggine laziale. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Il prosciutto cotto era cibo prelibato, degno delle tavole dei signori, come quelle degli Sforza, del Vaticano e dei Gonzaga, per i quali l’estroso Bartolomeo Stefani approntava ricette sfarzose . Più tardi anche all’estero il coscio forniva grande ispirazione ai cuochi: i grandi cotti di Francia, che nell’800 avevano intrapreso la via della commercializzazione, si affermavano come alimento simbolo della borghesia nazionale. In Friuli intanto l’avventura rocambolesca di un pioniere inaugurava una nuova stagione. Stefano Dukcevich, facoltoso commerciante di carni e di bestiame di Zagabria aveva avviato un laboratorio da cui diffonderà delizie sulle tavole dei buongustai. Il suo prosciutto cotto era pregiato e ancora oggi il cotto triestino viene ancora apprezzato per la sua raffinata lavorazione (viene salmistrato manualmente, dolcemente massaggiato, affumicato con legno di faggio, e cotto a vapore completo di osso)
Gastronomia Alessandrelli Tarquinia — Piatti pronti • Salumeria • Norcineria • Gastronomia • Enoteca • Salsamenteria
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